15-04-2012 18:00
 
Paul Mitchell Pavia 62 : 79 Romana Chimici Anagni

QUANDO SI GIOCAVA ALL'APERTO
(1922-1932)

1c Agli albori della pallacanestro nazionale Pavia è presente. Siamo in piena epoca pionieristica, la tecnica non ha ancora assimilato il basket USA (ci penserà Van Zandt nell’indimenticabile campo della Casa dello Studente ad insegnare i primi fondamentali ai giocatori pavesi, giovani e meno giovani), i campi sono ancora all’aperto, i canestri ed i tabelloni in legno e le scarpette di cuoio. Il merito della nascita della prima squadra nella nostra città va alla Società Ginnastica Pavese che allestisce un campo nel cortile della Civica Palestra di via Luigi Porta. Gli annuari riportano la partecipazione della sezione cestistica della Società Ginnastica Pavese al campionato federale del 1922, vinto dall’ASSI Milano. Su quel campo la pallacanestro pavese muove i suoi primi passi, arricchendola di aneddoti come quello della copertura con teloni del cortile delle Scuole Elementari Mazzini per ospitare una partita con l’Urania di Zurigo - società che aveva chiesto di giocare in una palestra - o, ancora, la cura con la quale viene preparato il campo di gioco, innaffiandolo o meno, in funzione della squadra da ospitare. Tra gli episodi più famosi và però ricordato un Pavia-Roma d'annata, quando un giocatore pavese espulso per falli (Montemartini) uscì dalla nebbia dietro un canestro per rubare il pallone di mano a De Carolis lanciato in contropiede; nessuno, tantomeno l’arbitro, vide e capì che cosa era successo. Un’altra volta la Virtus Bologna perse per un punto, comparso misteriosamente a referto per Pavia... ma non a canestro. Altri tempi...

GLI ANNI DEL G.U.F.
(1932-1942)

Il vero inizio risale, tuttavia, al 1933 con la costituzione del Comitato Provinciale della Federazione. Fiduciario, pioniere e factotum è Aurelio Chiappero. Il regime mussoliniano, nell’ambito della sua politica di inquadramento totalitario, sprona la partecipazione e la formazione sportiva. Nasce così anche a Pavia la Gioventù Universitaria Fascista, che rappresenta il basket pavese fino alla caduta del regime. Nel 1936-37 la G.U.F. Pavia si classifica terza nel girone B del campionato di Prima Divisione Nazionale - massima serie di allora - e negli anni successivi, fino al 1942, si classifica fra il quarto e l’undicesimo posto. Nel 1939 la G.u.f. vince i campionati universitari e la Nazionale universitaria si aggiudica il Mondiale di Vienna con i pavesi Orlandi, Pasteris e Rolandi; questi ultimi due vestono anche la maglia della nazionale maggiore - a Monaco, nel 1941 - in Italia-Germania 26-23 - allenatore Chiappero.

I MIGLIORI PIAZZAMENTI
(1943-1958)

Nel 1943 viene fondata l’ Onda Pavia, il cui salto di qualità si verifica quando la presidenza viene assunta dall’ing. Luigi Cazzani, presidente degli industriali pavesi. Nel campionato 1946-47 la squadra giunge fino alle semifinali (è seconda nel campionato a 9 gironi). L'anno successivo, con una votazione, i soci cambiano il nome della società in Pallacanestro Pavia, che nei quattro anni successivi si classifica fra il quinto e l’ottavo posto. Nel 1951-52 retrocede in serie B, ma prontamente l’anno dopo risale in A vincendo lo spareggio contro il Cus Milano a Reggio Emìlia, nella palestra delle Latterie Riunite, con il famoso pugno di Lanfranco Casali che sfondò la cattedra degli ufficiali di gara. Si ritorna a giocare nella massima serie: Pavia è quarta nel campionato '53-'54, decima in quello successivo. Col nuovo sponsor Necchi, si piazza terza nella massima serie nazionale nel 1955-56: è l’anno della “leggendaria” vittoria sul Borletti Milano di Rubini con tre soli giocatori pavesi in campo. Nel 1957-58 Pavia si salva in uno spareggio vinto a Pesaro per 43-36 sul Livorno.
Molti sono i giocatori e gli stranieri che fanno grande Pavia in questi anni: l’oriundo americano Jimmy Gasparella, lo slavo Giorgio Andrejiassevic (famoso per il “piazzato” a due mani) ed i pavesi che indossarono anche la maglia azzurra della Nazionale come Rosolen, Montemartini e Rochtlizer - nativo di Zara, che aveva già giocato anche nella nazionale federale jugoslava. Altri famosi giocatori di quel periodo sono i fratelli Franco e Lino Casali, Orlandi, Marchesi, Rolandi, Gervasi, Pisati, Ferrari, Zatti, Scamoni, Ternavasio, Morani, Fede, Conti, Gnocchi...

 IL PRIMO FALLIMENTO E LA LENTA RINASCITA
(1958-1977)

Al termine della stagione '57-'58 la Necchi lascia l’abbinamento per difficoltà economiche. Nell'estate successiva la squadra viene iscritta al campionato con quattro giorni di ritardo: c’è chi non transige in Federazione e Pavia viene esclusa dalla serie A, a beneficio di Livorno. Quell’anno la Federazione ha deciso di anticipare di quindici giorni la chiusura delle iscrizioni ai vari campionati, tradizionalmente fissata per il 30 agosto.
Vengono gli anni buii: il basket pavese sembra toccare il fondo, dal quale comincia a risollevarsi quando viene rifondata l’Onda, che inizia nel 1963 la trafila dei campionati minori. Si bruciano le tappe e nel 1968-69 la squadra riapproda in serie B. Due stagioni di cadetteria e l’Onda retrocede nuovamente in C dopo aver perso di un punto lo spareggio di Fidenza. In questi anni si avvicendano in campo “Mamo” Bigi, “Tom” Negri, Zanotti, Fiume, Benazzo, Leporace, Rona, Morani, Franceschini, Rossitto, oltre ai “vecchi” Ferrari e Conti, i quali con l’allenatore Rosolen forniscono il “filo rosso” della continuità con il passato. Presidente è l’avvocato Rona.
Nel 1975 un nuovo gruppo dirigente, che comprende anche l’arbitro internazionale Carlo “Lino” Marchesi, raccoglie il testimone della pallacanestro pavese, promuovendo la fusione delle società oratoriane dell’Olmo e della Celeres e di quanto rimane della gloriosa Onda - della quale vengono acquisiti i diritti di partecipazione alla serie C. La nuova formazione riprende il vecchio nome di Pallacanestro Pavia, abbinato stavolta all’lvlas; primo presidente è Quartiroli, poi seguono Magenes, Dragagna e Trogni; inizialmente d.t. è Tullio Rochlitzer.

GLI ANNI DELLE PROMOZIONI
(1978-1985)

 La promozione nella serie B avviene alla fine della stagione 1979-80. Allenatore è Carlo Fiume - ex giocatore dell’Onda - che così si inserisce nella staffetta storica del basket pavese.
La Necchi (nel frattempo è tornato anche il vecchio sponsor) è pronta per dare la scalata alla serie A/2. È terza nel 1981-82 alla pari con la Cantine Riunite, che prevale nello spareggio di Udine; è seconda l'anno dopo, ma viene sconfitta da Reggio Calabria nei play-off - allenatore è Silvio Bertacchi. Nel 1983 la Necchi abbandona la sponsorizzazione ed il presidente Lucio Aricò inventa il Pool di piccoli e medi sponsor, una formula poi imitata da altri. Il Basket Pool Pavia termina in testa a pari punti con Cremona, seconda per differenza canestri, ma perde a Pesaro nello spareggio dei playoff contro il Master Valentino Roma (50-52) in circostanze rese ancor più drammatiche dalla morte del padre del giocatore Falerni, mentre si stavano giocando gli ultimi decisivi minuti. Alla trasferta hanno partecipato oltre 1500 tifosi pavesi stipati su 22 pullman e innumerevoli automobili...
L’anno successivo, nel nuovo Palazzo dello Sport di via Treves, la Vigorelli (anche lo sponsor è nuovo) conquista finalmente e trionfalmente la serie A/2. La squadra è prima nella stagione regolare con una serie di diciannove vittorie consecutive e nel maggio 1985 s’impone alla terza partita dei playoff sul C.P.R. Montegranaro di coach Pancotto. Questi i dieci protagonisti dell’impresa: Battisti, Brambilla, Costa, Della Flora, Di Maio, Falerni, Giroldi, Innocenti, Lana, Zeno; allenatore è Franco Morini, alla sua seconda stagione; presidente Silvio Pesci.

 GLI ANNI GIALLOROSSI IN SERIE A/2
(1985-1990)

Pavia finalmente torna là dove negli anni eroici della pallacanestro italiana era brillata la sua stella. Sponsor è Annabella, del pavesissimo Giuliano Ravizza; presidentessa è Barbara Bandiera, ex giocatrice dell’Onda femminile in tempi ormai lontani. Per quanto riguarda la prima stagione, il 3 novembre 1985 Calamai sostituisce Morini (esonerato dopo sole quattro giornate) in panchina e, dopo un incerto avvio, l’Annabella disputa un girone di ritorno esaltante classificandosi ottava. Il tecnico toscano cerca e trova subito il contatto con i tifosi e con lui si registrano i primi “tutto esaurito” al PalaTreves. Nel campionato 1986-87 l'Annabella è sesta e sfiora agli spareggi la promozione - fallita per uno sfortunato infortunio all'idolatrato fromboliere Ken Orange. Nella stagione 1987-88 Pavia arriva settima, ma con l’ingaggio di Gallinari dall’Olimpia Milano nascono le prime schermaglie tra società ed allenatore, che è costretto a rivoluzionare i propri assetti tattici. L’Annabella edizione 1988-89 offre un cocktail di gioventù e di esperienza, come dire: un’onda verde guidata da tante cellule grigie, su tutte quell’ Arnaldo Taurisano che ha fatto la storia del basket italiano. Singleton e Spurling sono i due nuovi americani che si rivelano presto una coppia male assortita. Per la prima volta la società ricorre alla soluzione del “taglio” e Spurling viene sostituito con Mike Davis, che con tutto il suo mestiere riesce a risollevare l'annata. L’anno successivo (1989/90) la rivoluzione è ancora più grande con l’acquisto di otto giocatori: su tutti quel Hernan Montenegro che fa letteralmente impazzire il pubblico pavese. Il “Monte” scalda il cuore della tifoseria, bacia la maglia ad ogni canestro, esegue schiacciate incredibili. Sua la celebre frase “un pubblico meraviglioso” rivolto alla tifoseria pistoiese che per quaranta minuti lo insultò. È lui l’ultimo grande personaggio prima dell’era di Zorzi e di Oscar. Viene sacrificato per la sua vis polemica e per la vana possibilità di ottenere la cittadinanza italiana.

LA CONQUISTA DEL PARADISO
(1990-1991)
 Il campionato 1989-90 vede il pubblico pavese come semplice spettatore della corsa a tre fra Napoli, Treviso e Verona. Tuttavia, una sera da Treviso arriva la notizia che Pavia ha ingaggiato coach Tonino Zorzi. E' la fine di un’era bellissima per intensità ed emozioni, ma è l'inizio di una nuova pagina del basket pavese. Arrivano un nuovo sponsor (Fernet Branca), un team manager e un adetto stampa: Pavia chiude le porte al giallorosso e le apre ad un nuovo stile manageriale di concepire il basket. Gli occhi di tutti sono puntati sul Tonino "nazionale" e sul fenomenale neo acquisto Oscar Schmidt, proveniente da Caserta per ripetere l’impresa di portare la sua squadra in A/1.
Inizia così la scalata alla massima serie nella stagione 1990-91. La Fernet Branca conquista il quarto posto nella regoular season, poi negli spareggi tutta Pavia vuole la promozione. Il 5 maggio si incomincia a sognare: a Brescia il parquet è espugnato, ma è giovedì 9 maggio 1991 la data che sancisce il trionfo. Pavia è nell’Olimpo del basket, lo è battendo la Sidis Reggio Emilia per 115-87 e lo è a discapito di quella Livorno che nel 1958 “rubò” la massima serie ai pavesi. Vanno ricordati i protagonisti di quella annata: Zatti, Cavazzana, Coccoli, Barbiero, Pratesi, Fantin, Masetti, Gabba e i grandi Robert Lock e “o rey do triple” Oscar Schmidt.

 IL DECLINO E IL SECONDO FALLIMENTO
(1991-1995)

In pachina viene riconfermato coach Zorzi - artefice della promozione - e con gli innesti di Del Cadia, Minelli ed Aldi la squadra è pronta alla massima serie del campionato 1991/92. Ma la Fernet si classifica al termine della stagione regolare solo tredicesima, disputa i play out e nel match decisivo per la permanenza in A/1 viene sconfitta da Varese di 1 punto all'ultimo secondo di gara.
Si ritorna a giocare in A/2, ancora abbinati Fernet Branca: la squadra viene affidata all'emergente coach Caja e disputa, tutto sommato, un dignitoso campionato che la vede arrivare sesta e fallire, però, la promozione ai successivi spareggi. Questa la formazione di allora: Oscar Schmidt, Thornton, Minelli, Ferraiuolo, Sabbia, Monzecchi, Cavazzana, Fantin, Gabba, Pratesi e Dal Cadia.
L'estate successiva, per contrasti con la dirigenza pavese, abbandonano lo sponsor e gran parte dei giocatori, fra i quali il fenomenale Oscar. Si disputa un campionato (1993/94) senza abbinamento, molto sofferto e la salvezza arriva solo al termine di un quattordicesimo piazzamento.
La società è sempre più in crisi, piena di debiti e non riesce a pagare neanche i suoi giocatori: così nella stagione 1994/95, Pavia scende stabilmente in campo con una squadra costituita dai giovani della juniores, affidata al neo coach Vandoni: il palazzetto si svuota, gli stipendi non vengono pagati, i giocatori si mettono in sciopero, gli irriducibili tifosi scendono sul parquet a manifestare contro la presidentessa Bandiera. 6 punti in tutto il campionato, ultima solitaria posizione in fondo alla classifica, nuova retrocessione e fallimento societario con creditori ancora oggi a spasso per l’Italia.

LA NUOVA PALLACANESTRO PAVIA
(1995-1998)

 La storia si ripete e sembra di essere tornati a quel lontano '58: Pavia deve ripartire da zero. In C/1 esiste la Longobardos, da sempre considerata la seconda espressione cestistica cittadina, che da un giorno all’altro si ritrova a ricoprire il ruolo di squarda-guida. Dietro di lei c'è la Celeres di oratoriana memoria, guidata dall’instancabile Lele Rosolen. La città pare aver abbandonato l’amore per il basket, sicuramente scottata dal fallimento della Pallacanestro Pavia, ma c’è una tradizione da mantenere. Così assistiamo in serie C ad infuocatissimi derby fra le due realtà cittadine (Oviesse e Caffe'X), davanti ad una buona cornice di pubblico. Alla fine la spunta ancora una volta il vecchio Rosolen, che ottiene una rocambolesca promozione in B/2 sul campo della Cimberio Borgomanero (81-82 il punteggio finale della gara-3 dei play off), recuperando in 8 minuti uno scarto di 20 punti! Si progetta la scalata verso l'alto: la Caffe'X vuole subito la promozione in B d'eccellenza, così la stagione successiva ritornano in riva al Ticino alcune giovani promesse che hanno indossato la maglia della Fernet Branca negli anni d'oro: Zatti, Sabbia e Coccoli. La Celeres, affidata a coach Corrado, centra la sua quinta promozione di fila: nel maggio 1997, in quel di Cento, Pavia festeggia la serie B/1.
Molti dubbi, però, aleggiano minacciosi: uno su tutti è la presenza di troppe realtà sul territorio locale, che tendono a disgregare quella che potenzialmente potrebbe essere una forza incredibile. Sono quattro le società che si contendono il primato cittadino: la Celeres di Rosolen, la Longobardos di Costa, la Oscar di Caserio e la Vigentina di Di Bella. La prima fusione si compie con la Longobardos che unisce le sue forze con la Celeres, dando vita a quella che tutt'oggi è la Nuova Pallacanestro Pavia. Primo presidente è Erardo Costa. La prima stagione di B/1 vede la Caffe'X subito protagonista e, con in panchina coach Petitti, Pavia sfiora la promozione: è capolista nella regoular season, ma poi un inspiegato crollo durante i play off vede sfuggire il ritorno in serie A/2. Questo il roster della squadra di quella stagione: Andreotti, Autino, Baldin, Boesso, Bortolani, Brotto, Coccoli, Quaroni, Sabbia, Zatti.

 IL RITORNO NELLA SERIE A/2
(1998-2001)

Al termine della stagione 1997/98 la Nuova Pallacanestro è già di fronte al primo tracollo finanziario: la società vede l'abbandono di Bersani - titolare dello sponsor - ed il presidente Costa deve vendere i suoi pezzi pregiati per permettersi l'iscrizione al successivo campionato, che si rivela molto sofferto (la salvezza sopraggiunge solo all'ultima giornata dei play out contro Padova), con una squadra rimaneggiata affidata al giovane coach Rochlitzer jr.
L’estate seguente non promette nuovamente buoni auspici: tentativi di rilevare la società da parte di cordate esterne non vanno a buon fine, il "patriarca" Rosolen esce di scena ed intanto il mercato si chiude. Solo quando tutti si attendono un'inevitabile cessione del titolo sportivo, si registra l’entrata in società del presidente Gabriele Ripa. La squadra viene costruita al mercato di riparazione di settembre (fra tutti gli acquisti, spicca quello di Roberto Premier, veterano del basket nazionale...), però, grazie all'esperto neo coach Martelossi, Pavia nella stagiione 1999/00 ritorna a disputare i play off per la serie A, anche se viene eliminata al primo turno da Gorizia.
Finalmente nell'estate 2000 si uniscono le forze alla compagine della Vigentina basket, con il rientro in seno alla dirigenza di Pavia di personaggi come Di Bella e Bonciani che avevano legato il loro nome negli anni floridi del basket cittadino. Le conseguenze sono immediate: reimpasto societario, ingresso di nuovi sponsors (Sacil Hlb, coadiuvato dai non meno importanti marchi di Ulka, Italfiltri e dal ritorno di Caffe’X), squadra ricostruita con innesti di qualità. Pavia improvvisamente ha avuto di nuovo una squadra forte ed ambiziosa, infatti i risultati hanno lasciato una stagione ricca di emozioni e di soddisfazioni: quattro derby vinti nelle sentitissime sfide stra-provinciali contro la N.P. Vigevano, vittoria della prestigiosa Coppa di Lega (con le final four disputate al PalaRavizza) e terzo posto in regoular season. Agli spareggi finali, Pavia s'impone in gara-3 contro Cefalù dell'ex Danilo Del Cadia. Il 27 maggio 2001 è la data che sancisce lo storico ritorno della piazza di Pavia nel basket che conta. Ecco i dieci protagonisti di quella trionfale impresa: Gilardi, Di Bella, Zatti, Angiolini, Dalfini, Bellina, Vecchiet, Della Valentina, Gori, Rolando e ovviamente il coach Martelossi, con il vice Baldiraghi.

 LA STORIA RECENTE
(2001-oggi)

Al primo anno di LegaDue (ex serie A/2) Pavia è marchiata ancora Sacil Hlb, prima di abbinarsi all'attuale Edimes (che ha portato al nuovo abbinamento rosso-nero). Dal 2001 ad oggi la squadra si classifica fra il sesto e l'undicesimo posto, raggiungendo nel 2007 la finale promozione per la serie A...